Un incipit

Il sole è alto mentre cammino a passo svelto lungo il marciapiede, è una giornata calda per essere dicembre, i bambini giocano all’aperto nei cortili,  i giovani  fanno jogging e gli anziani  passeggiano lungo questo bel viale alberato. ‘Sembra tutto normale, sono nella realtà giusta almeno’ accelero il passo, il sudore mi cola gelido sulle tempie, il cuore mi martella  nel petto e tengo i pugno talmente stretti da non avvertire più l’esistenza delle mie dita.  La strada inizia a diramarsi in una ragnatela di vialetti privati, imbocco il terzo partendo da sinistra, intravedo già la casa in lontananza. La mia agitazione cresce ‘e se non potesse aiutarmi nemmeno lui?’ mi angoscio mentre raggiungo il cancelletto in ferro battuto che affaccia sul cortile davanti l’abitazione. Ho le mani talmente indolenzite e sudate che fatico ad aprire il gancio della serratura, mi aiuto con la manica della felpa e ,una volta aperto, comincio a correre verso la salvezza. Busso ripetutamente alla porta. Mi apre  un uomo che immagino, dall’aspetto , essere il maggiordomo, è basso, pelato, tarchiato e indossa una una t-shirt gialla che gli fa risaltare ancora di più la carnagione olivastra, la faccia paffuta è incorniciata da una peluria scura non definibile come barba, e porta due orribili  baffetti che lo fanno assomigliare all’immagine stereotipata di un messicano. Avrà al massimo quarant’anni ma gli occhi sembrano quelli di un vecchio, sono piccoli, antichi,profondi e grigi .

‘Buongiorno, mi perdoni per l’ora ma avrei bisogno di parlare urgentemente con il signor Wade, è in casa?’  chiedo con voce quasi isterica. 

‘E’ fortunato ,oggi il signor Wade è in casa. Venga si accomodi pure’  mi dice, accompagnandomi nel salone. Gli affido la mia giacca che subito si appresta a portar via. Mi siedo su una poltroncina color avorio, molto comoda. Intorno a me l’arredamento è scarno, la mia ex moglie lo chiamerebbe Zen. 

Pochi instanti dopo ecco riapparire l’ometto, da solo ,che ,con mia grande perplessità, si siede sul divano di fronte a me.

‘ Allora qual è il problema, ragazzo?’ mi chiede , scrutandomi con quegli occhi.

‘Io non capisco, dov’è il signor Wade?’ mi sento perso, quest’uomo non può essere il signor Wade, innanzitutto perchè Wade non sembra un cognome pertinente con la sua nazionalità e inoltre perchè mi aspettavo un anziano signore dai capelli argentati, non la versione moderna dell’aiutante di Zorro.

‘Sono io il signor Wade’, mi risponde placidamente il tizio ‘ come posso esserle utile?’

Non so cosa pensare ma nell’abitazione non sembra esserci nessun altro e lo sguardo di quest’uomo è così penetrante…

‘ E’ lei che l’ha creato?’ gli chiedo

‘cosa?’ risponde, con sguardo indecifrabile.

‘lo sa di cosa sto parlando, o lo saprebbe se lei fosse il vero signor Wade!’ lo incalzo io.

‘Non l’ho costruito io’, non ne sono io l’artefice!” esclama e il suo sguardo diventa pensieroso ‘ l’ho visto molti anni fa e speravo che nessuno ne sarebbe venuto più a contatto, quell’affare porta solo disgrazie, ma lei come ha fatto a sapere di me e a trovarmi?’

‘ho fatto le mie ricerche’ ma la mia risposta non sembra convincerlo granchè e io tralascio di dirgli chi o cosa sia stato a farmi avere il suo contatto.

‘posso offrirle da bere? Ho del vino oppure preferisce un po’ di scotch?’

Sono un po’ in imbarazzo a dirlo ad un estraneo ma ”sono un ex alcolista, oggi sono 74 giorni che non tocco un goccio di alcol e, anche se solo Dio sa quanto mi calmerebbe i nervi, devo dire di no” sono quasi tentato, invece, ad accettare l’offerta. L’ansia mi sta massacrando.

….continua…

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