sto scrivendo un racconto…

Sto continuando ad esercitarmi a scrivere e, partendo da un racconto scritto su 20 lines, ho iniziato a immaginare una storia. Questa parte che ho scritto è solo l’inizio e la prima bozza. Se vi va di leggerlo e lasciarmi un commento ve ne sarò grata. Un feedback mi fa sempre piacere, lo sapete 😉

…..ancora senza titolo….

Mi tremano le mani, mentre frugo nei cassetti cercando qualcosa di carino da indossare. L’agitazione sale ogni minuto che passa. Mi devo calmare e rilassare, quindi, mi siedo sul bordo del letto e respiro profondamente. Chiudo gli occhi e cerco di visualizzare la situazione. Mi rivedo, tre anni prima, mentre incrocio il suo sguardo, perdendomi in quel lago smeraldo che sono i suoi occhi, lo vedo avvicinarsi a me e poggiare le sue labbra alle mie, posso quasi sentire la pelle d’oca sulla pelle, l’eccitazione di quel breve momento, la morbidezza delle sue labbra e, mi rivedo ora, prigioniera di una relazione priva di amore, costretta a vivere nel ricordo di quel lontano giorno di settembre. Fino ad questa oggi.
Mi vesto, un filo di trucco e sono pronta per andare all’appuntamento. 

Sono solo le sei di sera ma è già calata la notte, d’altronde siamo a febbraio. Il cielo è nuvoloso, mentre cammino lungo il mare scrutando l’orizzonte. Ed eccolo, lo vedo in lontananza, è proprio lui, bello, moro, con le spalle larghe e la faccia simpatica. Lo raggiungo di corsa e, una volta di fronte l’uno all’altra, piego un po’ la testa di lato, sorridendo, lui fa lo stesso. L’emozione è palpabile, e anche un po’ imbarazzante, il cuore mi batte all’impazzata e il cervello non sta dietro agli eventi che si susseguono.
“Hey!” esclamo, con voce carica di emozione.
“Hey, chi non muore si rivede dicono, e a quanto pare hanno ragione! come stai?” Si avvicina a mi bacia sulla guancia.
“Ti trovo bene”dico.
“Grazie, pensa che sono pure un po’ ingrassato negli ultimi due giorni” mi racconta, smorzando un po’ la tensione.
“Ma non eri più alto?!” mi mancava stuzzicarlo un po’.
“magari sei tu che ti sei alzata” sorride.
“magari!” rispondo ridendo.
Lo guardo, è bellissimo come lo ricordavo anche se un po’ è cambiato, ora porta i capelli corti, gli occhi verdi, sempre un po’ ravvicinati, brillano dietro la montatura degli occhiali, appoggiati su quel naso che sembra pizzicare la luna. Indossa una giacca marrone, dei jeans e delle scarpe nere dell’ Adidas.
Lo prendo sotto braccio e andiamo verso un bar che fa angolo dall’altra parte della strada.
“mi offri un caffè?”
“ma si, ti offro un caffè… due caffè, grazie” dice alla ragazza dall’altra parte del bancone.
“grazie, sai non riesco a credere di essere qui. Faccio una vita così meschina ultimamente, sto sempre in casa, saranno due anni che non passavo da queste parti.”
“come mai?”
“eh,è lunga da spiegare…” Sorrido, di più non posso fare. Io so che vita faccio, una vita nella quale c’è posto per te solo di notte, nei miei sogni, penso tra me e me.
Beviamo il caffè e usciamo dal bar. Ci incamminiamo di nuovo verso il mare.
“Dove andiamo?” chiedo, mentre camminiamo silenziosi.
“non so, io ti porterei a Viareggio a fare un giro”
“quanto tempo ci si impiega ad arrivare?” m’informo io, con un pizzico di preoccupazione.
“un’oretta, un’oretta e mezza”
“mm…il fatto è che io non posso rischiare d’incontrare…”
“ah…allora non so” dice lui, incupendosi un po’.
“…e se andassimo in qualche posto un po’ sperduto?” mi sento un po’ imbarazzata nel fare la mia proposta e lui mi ricambia con uno sguardo furbetto.
“tipo? sono curioso di sapere dove vuoi andare…”
“saliamo sopra ad uno di questi monti” dico, mentre con una mano indico la muraglia di montagne alla nostra sinistra.
“perfetto, allora andiamo a prendere la macchina, è nel parcheggio in fondo al lungomare.”
Lo guardo mentre mi parla, sembra agitato anche lui, in fondo è sposato con un figlio. Se dovessimo giocare a trovare le differenze tra adesso e tre anni prima, questa ,forse, sarebbe la più evidente. Mentre camminiamo stringo forte il suo braccio e non riesco a rendermi conto di essere effettivamente lì, con lui, da sveglia. E’ tutto reale, tutto come tre anni prima, siamo io e lui e nessun altro.
Tira fuori le sigarette, me ne offre una. L’accendino non funziona, faccio per cercarne uno nella mia borsa quando ne tira fuori un altro dalla tasca, verde, identico al mio.
“ne ho, tipo, altri cinque qui in giro” mi dice.
“si, anch’io ne ho diversi nella borsa”.
Arriviamo alla sua macchina, non è la stessa di tre anni prima, questa è rossa, piccolina e piena di ammaccature. Me le mostra, raccontandomi come e dove ha fatto i vari danni.
Saliamo in auto e la prima cosa che fa, per la gioia del mio cuore, è prendere il porta cd, estrarre un disco per poi infilarlo nello stereo. E’ il nostro cd, la nostra band preferita. La nostra canzone è la numero cinque, parla di due che rincontrano dopo una vita passata separati.
Partiamo. La strada si estende davanti a noi, un po’ parliamo, un po’ cantiamo. Evitiamo di parlare delle nostre vite, quelle reali, almeno per un po’. Di tempo ne abbiamo poco e abbiamo scelto, consapevolmente, di regalarci qualche ora insieme e non vogliamo sprecarne nemmeno un secondo.

Lo osservo mentre guida, con un braccio appoggiato al finestrino e lo sguardo assorto. Mi sto giusto chiedendo a cosa stia pensando quando,  dallo stereo, arrivano i primi accordi della nostra canzone. Quella che, pochi mesi prima, mi era arrivata come allegato in un messaggio di posta elettronica, l’oggetto diceva “ascoltala prima di dormire”. L’ascoltai per giorni e giorni, cercando di decifrare il testo per carpirne il significato.La canzone trattava un argomento semplice : l’amore perduto e poi ritrovato. Cantiamo la canzone a squarciagola, e quando arriva l’ultima strofa, la più intensa dichiarazione d’amore mai cantata, si volta verso di me e  mi accarezza il viso. Mi guarda così intensamente che distolgo subito lo sguardo, il cuore mi rimbomba nel petto e mi sento la faccia bollente. Devo calmarmi, respirare profondamente e pensare a qualcos’altro. Ma non ci riesco.  Ero io il suo amore perduto ed ora, finalmente, ci siamo ritrovati? Perchè mi guarda così?Lui non era mai stato molto chiaro sui suoi sentimenti nei miei confronti e io non avevo mai fatto troppe domande. L’inizio di quella relazione era stato piuttosto bizzarro, e anche il proseguimento non era stato da meno. Ed ora, dopo tre anni di silenzio, mi accarezza il viso guardandomi in quel modo.  Guardo fuori dal finestrino e la mia mente vola indietro nel tempo,perdendosi tra  ricordi lontani.

 Tre anni prima.

Luglio.

Finalmente siamo pronte, io e Matilda varchiamo la porta di casa dirette alla stazione. Ad una distanza di pressapoco 10 km ci aspettano due ragazzi.

Me la pagherai, sappilo!” Matilda è molto contrariata per questo doppio appuntamento organizzato da me.

Dai, non fare così. Vedrai che passeremo un bel pomeriggio”

Ma non potevi uscire da sola col tizio? Dovevi per forza chiedergli di portare un amico? E se è un cesso, che faccio?”

Guardi il film, mangi, fai conversazione. Dai, ti supplico, sii positiva! Ci tengo a questo appuntamento, non avrei mai sognato che Ale mi avrebbe chiesto di uscire, lo sai!”

Lo so, me ne parli da un sacco di sto qui. Va bene, m’impegnerò al massimo, promesso!”

Grazie Mati, ti devo un favore”.

Il viaggio è davvero molto breve e in pochi minuti siamo già a destinazione.

Li vedo sul binario, mentre il treno rallenta. Ale è’ come lo ricordavo, i capelli lunghi gli danno un’aria selvaggia, e nonostante la maglietta che indossa sia larga, s’intravede la muscolatura sottostante. Faccio segno alla Mati.

Ale è quello con la maglia azzurra”

Ma chi è, Tarzan?” mi dice,divertita.

Non faccio in tempo a risponderle che siamo davanti a loro, saluto e mi presento all’ amico,  lo guardo sperando che non sia un cesso come teme la Mati e tiro un sospiro di sollievo. E’ un bel ragazzo abbronzato, con un bel fisico da sportivo. Mi stringe la mano, lo guardo sorridere e penso che abbia dei denti bianchissimi. Anche il viso è particolare,gli occhi stranamente ravvicinati, chiari e il naso è sottile e all’insù gli danno un’aria simpatica. Guardo la Mati con aria gongolante, e lei ricambia con uno sguardo ricolmo di gioia. Le piace, evvai.

Vi va di guardare un film da me?” chiede Alessandro, la somiglianza con Tarzan comincio a intravederla anch’io.

Certo, abiti lontano?”

No, è giusto qui dietro” risponde, senza aggiungere altro.

Non vi impressionate, ma quest’uomo ha un ascensore dentro casa. Lo so, è incredibile, non conosco nessun altro che ce l’abbia. Bello avere i genitori dentisti, eh?” . La voce dell’amico di Ale è strana, mi ricorda vagamente una di quelle voci da cartone animato.

Arrivati a casa di Ale scopriamo che ha davvero l’ascensore in casa. Lungo il tragitto l’unico a parlare è stato il suo amico e ora,in casa, non smette ancora di intrattenerci. Per fortuna, perché Alessandro non sembra molto loquace e nemmeno Matilde, il colpo di fulmine deve averla ammutolita. Entriamo in camera di Ale.

Ti piace la musica?”

Si, molto.” Gli rispondo, un po’ delusa dal disinteresse di Ale, scomparso in cucina senza una parola.

Che genere?” Insiste.

Mi chiedo perchè si rivolga solo a me.

Rock, tipo i RHCP, anche alla Mati piacciono molto, vero?” . Cerco di introdurla nella conversazione, così che possano cominciare a conoscersi. Fantastico su come sarebbe bello se si mettessero insieme loro due ed io con Ale, così da uscire tutti quanti insieme, sempre.

Si vorremmo andare al concerto.”La Mati sembra seguirmi.

I P.J li conosci?” Mi guarda, sembra molto interessato alla risposta.

Non li ho mai sentiti nominare.” Inizio ad innervosirmi, questo tizio mi sta davvero irritando.

Dovresti ascoltarli, ti piacerebbero!” Mi sorride.

Lo farò.” Cerco di tagliare corto, non mi piace la piega che sta prendendo la situazione.

Mi siedo all’estremità del letto, vicino al muro. Matilda si posiziona dall’altro capo e , con mia grande sorpresa, l’amico di Ale si siede di fianco a me, lasciando un posto libero tra lui e la Mati. Non so che dire, quindi sto zitta, vorrei solo avere una pala per cominciare a scavare o per spaccarla in testa a questo tizio. 
-continua-

Si, lo so, è un banale racconto d’amore. Io aspiravo a scrivere racconti noir e invece dalla testa mi è uscito questo!

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11 pensieri su “sto scrivendo un racconto…

  1. E adesso? Qui urge la seconda e poi la terza e la quarta e così via di questo racconto.
    Non puoi lasciare così le gente ! Non é assolutamente bello !!!.
    Sallo !!!!! 🙂

    Hai una bella mano, non lasciarla sotto il tavolo.

    Mi piace

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