Pensieri freschi

Hanno inventato la televisione perché pensasse al posto nostro.
Ora siamo un gregge di pecoroni.
Come sarebbe la nostra immaginazione se non esistessero televisioni,computer,telefonini ecc?
Se esistessero solo i libri?
Doveva essere bello quel periodo in cui tutte le storie dovevano essere ancora scritte. Quando tutti i racconti erano innovativi, le idee erano fresche e pronte da servire.
Ora ci serviamo di quelle già preconfezionate, ce le regalano incluse nei programmi televisivi.
Quanto di quello che pensiamo appartiene a noi? Lo voglio sapere in percentuale. 10%?5%?2%?
Cosa penseremmo se avessimo la possibilità di pensare un pensiero dal suo inizio? Come un dolce fatto in casa. Scegliere gli ingredienti più buoni, mescolarli e lavorarli con le nostre mani, vederlo crescere pian piano, cambiando colore e forma e, infine, addentare con la bocca della mente ciò che abbiamo creato con tanta fatica, assaporarne ogni morso, ogni aspetto, ogni angolatura.
Questi sono i pensieri che mi affollano la mente mentre guardo il mare, correndo veloce, in sella ad una moto.
Aggrappata a lui e alla vita, vorrei aprire le braccia e volare. Volare via, lontano da tutto e da tutti ma l’unica cosa che posso far volare come un aquilone è la mia immaginazione.

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10 pensieri su “Pensieri freschi

  1. E qui… vabè.
    Da motociclista, ti dico che quando sono in sella dovrei pensare a non cadere… ma spesso non accade. Né di non cadere, né di non pensare ad altro. Anzi. La libertà che respiri quando sei sopra a quel cavallo meccanico, spesso ti porta a pensare a cose diverse, strane.

    Il mio pensiero sul condizionamento mediatico, già lo conosci. D’altro canto, prima di me, ci aveva pensato giusto un certo Marshall McLuhan, insieme a Don Jackson e Paul Watzlawick.
    Proprio nei cinque assiomi elaborati dalla cosiddetta Scuola di Palo Alto, il quarto recita che le comunicazioni possono essere di due tipi: analogiche (i segnali visivi, i “segni”) e digitali (le parole). Da qui, la rielaborazione più recente sulla teoria dei New Media ha introdotto la “rimediazione”, ovvero una sorta di metacomunicazione che sovrappone su più piani diversi tipi di comunicazione, ivi incluse quelle asimmetriche (quindi non destinate a qualcuno in particolare, ma alle masse).
    Di conseguenza, io sostengo (e non sono un fanatico, pazzo o complottista) che negli anni ci abbiano abituati “ad essere pensati”, piuttosto che a pensare. Ci hanno impoverito, depauperato dal concetto di libero pensiero, lasciando che, la pubblicità prima e gli opinionisti poi… beh… pensaci… chi è che oggi dice alle masse quali sono i problemi del mondo, quali sono le tendenze, quali le cose socialmente accettabili o discutibili e, in certi casi, addirittura vietate?
    Purtroppo, la TV è il media peggiore in assoluto perché, come già detto in passato, manca di interazione. Non puoi risponderle. E’ a senso unico. Per cui, non è una vera e propria comunicazione bilaterale: secondo Shannon, questa avviene se il canale è aperto in due direzioni. Nel caso della TV, tu puoi anche gridarle contro… l’opinionista incravattato continuerà a pontificare.
    Non da meno il fatto che, fino a qualche anno fa, molti anziani addirittura si mettevano in ghingheri per stare di fronte alla TV. Una volta, e mi è capitato davvero, un’anziana, molto anziana signora mi chiese in silenzio “Ma loro, riescono a sentirci se noi parliamo?” e lì mi si aprì un mondo. Non ci avevo mai pensato.
    Una generazione rovinata dal medium, che secondo McLuhan diventa esso stesso il messaggio. La TV è il messaggio. Prova ad astrarre: prova a vedere la comunicazione mediatica come il gioco delle scatole cinesi, o delle matriosche. La TV diventa messaggio -> cosa c’è nella TV -> chi regola l’autorato -> chi decide cosa dire e non dire. Lì c’è il vero “demonio”, se vogliamo, che decide qual è il vero messaggio, chi deve recitarlo e addirittura in che modo questo debba essere percepito.
    Negli anni ’70, ad esempio, c’era un’azienda che produceva latte e il cartone aveva forma piramidale. Perché? Perché ricordava la tetta, la mammella. Poi, per ovvie ragioni di praticità, l’esperimento “comunicazionale” fallì. Ma non c’è niente di non pratico, nella TV. Troviamo culi al posto della cultura. Troviamo tette anche negli spot per bambini. I cartoni animati stessi impongono modelli fino a ieri riconosciuti “amorali”, e addirittura lasciamo che certi messaggi generino compassione o addirittura approvazione tacita del contenuto stesso. Voglio dire: non è sbagliato approvare tacitamente, ma prima, ci vuole una adeguata critica che oggi, purtroppo, non è possibile perché hanno ottenebrato i nostri sensori. Li hanno oscurati, facendo passare per normalità il fatto che la TV è semplicemente una scatola di plastica piena di transistori e microchip. In realtà. E’ molto di più. In TV c’è qualcuno che parla, ci sono immagini, suoni. Tutto rimediato in modo da colpire le autodifese psicologiche degli spettatori, già indebolite da anni di drive-in, colpi grossi e mignottame al discount. Perché faccio proprio paragoni sessuali? Semplice: sono quelli che più facilmente penetrano nella mente. La nostra morale, il nostro pudore (che sono valori innati: l’uomo sente il bisogno di coprirsi e prova vergogna nella nudità pubblica, a meno di problemi o perversioni) ci impediscono di accettare certi segnali, ma un uomo, quando vede una topa al vento (mi perdonerai l’eufemismo) mica cambia canale. Anzi. Abbassa il volume, casomai la moglie o i figli…
    Una volta abbattuto quel muro, parte il messaggio promozionale che può essere di natura politica, commerciale, morale, economica e via dicendo. Ecco qui il bel pacchetto confezionato.
    Per rispondere alla tua domanda in “percentuale”, ti dirò che questa varia in funzione del tempo che dedichi al psicolavaggio: in funzione del tempo che sei di fronte alla TV, la percentuale tenderà a scendere, se la metti sul “quanto di ciò che pensiamo ci appartiene”, o comunque “sia un nostro elaborato”. Anche l’età ha il suo peso, in questo: un bambino è molto più fragile e docile, non si pone le stesse domande di un adulto e non ha gli stessi tempi di reazione se qualcosa lo disturba o meno. Intendo dire che è maggiormente curioso: resterà a guardare, e, in virtù del fatto che la TV è lì, sempre presente, tiene compagnia, non può essere un male quindi, accetterà il messaggio come positivo. Gravissimo.
    Io la TV ormai non la guardo più da mesi, da quando ho il blog. Non mi serve più.
    Tu non hai lontanamente, dico sul serio, idea di quanto mi faccia piacere leggere le tue parole. Le tue BELLISSIME parole. Non è tutto perduto, e questo mi porta quasi le lacrime agli occhi. Si, sono un rivoluzionario, un fottuto reazionario della comunicazione 😀
    E le tue parole sono davvero straordinarie, bellissima la similitudine tra cibo per la mente autoprodotto e cibo da fast food avariato.
    Il mare porta sempre giuste riflessioni, pensierifusi.
    Ma sappi che tutto è possibile: io l’ho fatto. Dolorosamente lo affronto tutti i giorni. C’è chi non prende in considerazione la mia sensibilità e non capisce quanto possa essere duro e doloroso per me, ma si può fare: puoi volare lontano da tutto e da tutti. Ci vuole coraggio, determinazione e forza di volontà. La paura di cadere c’è sempre, non la cancelli quella, ma puoi governarla. Io non sempre ci riesco, a volte ho bisogno di aiuto che comunque non trovo, perché sono solo. Ma fare la cosa giusta è sempre la cosa giusta.
    Perdonami la prolissità.

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  2. Vero. Ma la TV è un demone in funzione di come si guarda. Un problema di cultura.
    In realtà mi hai ricordato il racconto della mia anziana mamma quando la famiglia, contadina, si riuniva nella stalla per riscaldarsi in inverno con le mucche e un giovane – che sapesse leggere – leggeva libri e storie mentre gli altri si dedicavano a piccoli lavori manuali. Cosí nascevano commenti, discussioni e si scaldavano i cuori . Ecco com’era senza tv.

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  3. A me capita spesso di dire … “ci stanno rubando la vita” …
    E’ ciò che ha fatto il cemento, per esempio,ci ha rubato la terra …
    Concordo pienamente con le tue parole …
    Credo che il bisogno profondo ed unico, di ognuno di noi, sia, “vivere” …
    E vivere non è stare dentro un “percorso obbligato”
    Ed è esattamente ciò che ci hanno rubato …
    Confidiamo in noi e in ciò che sapremo fare per ricostruirci e riprenderci la vita!
    Un caro saluto e piacere!
    Bab’s

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  4. Ciao, sacrosante considerazioni che a volte faccio pure io..ma c’è qualche speranza.
    Io da 3 anni vivo con mio marito nel’antico casa di famiglia. Non ho i figli vicino e mi vado inventando tante piccole attività. Ora torno dalla piccola biblioteca comunale dove mi sono intrattenuta che qualche bambino proprio per favorire la lettura. E’ una iniziativa che ho già effettuato in primavera. Per questo ho speranza; ci saranno altri come me, ne son certa! Buona domenica solare

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  5. Che bello! Mi sembra di aver trovato un blog gemello! 😊 Comunque sono d’accordissimo con Te. Molto spesso mi chiedo quanti dei nostri pensieri siano effetivamente qualcosa che ci e’ proprio e quanto invece siano solo pensieri aleatori e reciclati che abbiamo raccattato qua’ e la’. A dire la verita’ la stessa cosa puo’ dirsi della nostra identita’. Quanto di quello che crediamo di essere e’ effettivamente reale e quanto invece e’ solo un’immagine di noi stessi che stiamo rincorrendo? Similmente quanto questa immagine di noi stessi ci blocca e ci influenza belle nostre azioni? Per ora ho trovato solo due risposte utili a questo riguardo, entrambe valido materiale da esplorate nel corso di una vita. La prima e’ la necessita’ di essere coscienti dei proprio processi mentali. Non giudicarli, non inscatolarli, ma semplicemente osservarli fintanto che ci diventa chiaro cosa sta’ reagendo alle situazioni. La seconda e’ la compassione, sia verso noi stessi che verso gli altri. Per non cadere nella tentazione del giudizio e’ fondamentale essere consci dei nostri limiti e sorridere alle nostre limitazioni per trasformarle. Spero di leggere ancora tante cose interessanti sul tuo blog!

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