Uno dei miei 3 lavori

Attualmente svolgo tre lavori diversi, uno di questi è fare assistenza al pasto ad una ragazza paraplegica. È una ragazza davvero bella, ha una pelle liscia come seta e bianca come il latte; i capelli scuri le vengono acconciati in due lunghe trecce ogni mattina e quando, spingendo la carrozzina, la porto in giro per i corridoi della scuola il suo profumo mi avvolge. Profuma di fresco e di pulito. Profuma di vita.
Il suo sguardo è triste e spesso, quando arrivo per fare la mia ora insieme a lei, la trovo parcheggiata nell’aula professori mentre grossi lacrimoni le scendono lungo le guance. Tutti si rivolgono a lei con quel tono che si usa con i bambini piccoli. Ma, diamine, ha 14 anni!
Non mi hanno detto nulla che potesse aiutarmi nel mio lavoro, tranne che se si arrabbia morde. Non può parlare e tutti sembrano convinti che non capisca cosa le viene detto. Nessuno ha menzionato una qualche motivazione medica per giustificare l’affermazione e questo mi ha fatto sorgere dei dubbi.
A me sembra che mi capisca. Io ho la sensazione che, anche se bloccata nel suo corpo e senza voce, mi ascolti. Quindi le parlo, le racconto storie, scherzo, le metto la musica e le faccio fare le corse nei corridoi, sperando sempre che nessuno ci veda. L’altro giorno le ho chiesto di aiutarmi a capire, le ho spiegato che le avrei raccontato una storia e che se avesse voluto scegliere tra un’opzione e l’altra avrebbe dovuto sorridermi per dire “si” e rimanere seria se era “no”. La storia è cominciata e, dopo sorrisi alternati a bronci, abbiamo creato proprio una bella favola, dove lei era la principessa. Le ho poi chiesto di stringermi un dito, l’ha fatto. Prendermi una mano, l’ha fatto.
Qualcosa non mi torna, mi sa che si sono informati male. Che dite?

Oggi, quando sono arrivata, due professoresse erano chine sulla ragazza, una delle due stava tentando di farle leccare lo stecchino intinto nel caffè, sapete quello con cui si gira lo zucchero; lei girava la testa come poteva, tentando di schivare il cucchiaino, la faccia schifata mentre questa insisteva e insisteva ancora.
Diceva ” questi sono capricci”. C’era qualcosa di sadico nel sorriso di quella vecchia Barbie rugosa.
Mi sono letteralmente lanciata sulla carrozzina e l’ho spostata, ho detto “magari non lo vuole, il caffè!” e l’ho portata via. Queste cose mi innervosiscono molto. Oggi non ha sorriso nemmeno una volta.
Spero domani vada meglio, ogni sorriso è un piccolo grande feedback.
Mi piace molto questo lavoro, mi permette di essere una persona più consapevole della vita.

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44 pensieri su “Uno dei miei 3 lavori

      • Lavoro con i ragazzi da più di cinque anni ormai, la disabilità è un grande schermo, non per chi la vive ma per chi la osserva da fuori, ne resta spettatore, convinto o desideroso di non poter fare altro. Come dici tu, in quel corpo c’è una persona, non importa quanto abbia in comune con il nostro modo di pensare, di parlare o di muoversi, se ci si avvicina a qualcuno che è profondamente diverso da quello a cui siamo abituati standocene comodi nelle nostre case a guardare questo o quel reality, ci viene la stizza, la paura della vita, di sapere che la vita è altro, qualcosa di molto lontano dalle nostre tv e dal nostro disimpegno, presi come siamo dal nostro tempo e dalla nostra individualità, non si fa caso agli altri, eppure gli altri siamo noi… quel che facciamo, magari fosse speciale, e’ quanto di più normale e poetico esista, condividere la vita degli altri, condividerla sul serio, sai, non come quelli che ti chiedono, come stai e neppure aspettano che tu risponda che ti vomitano addosso tutti i loro presunti drammi quotidiani… di una cosa sono certo, per come scrivi e descrivi la situazione, la tua è una vera passione e… ci farai delle grandi cose… coraggio!!! di Barbie e Ken ne è pieno il mondo ma esiste anche la poesia… XD

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  1. Ci sono persone e ci sono involucri…
    Hai raccontato qualcosa di stupendo, il tuo cuore che comunica con un’altro cuore, usando un linguaggio universale.
    Nel tuo racconto ci sono purtroppo anche gli involucri… Sono ovunque e al loro interno spesso non vi è l’ombra di un cuore.
    Un forte abbraccio.

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  2. Che bello quello che fai e che cattive quelle persone, ma come si fa a comportarsi cosi’, tu sei una persona stupenda, ❤ un abbraccio grande che comprende anche la ragazza che assisti, 🙂

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  3. Mi piace molto quello che hai scritto e come lo hai raccontato. Brava, perché hai saputo trovare la chiave per comunicare con la ragazza. Peccato tu trascorra solo un’ora con lei. A me monta la rabbia, se penso che una studentessa venga parcheggiata in sala docenti, dove tu la trovi in lacrime. Dov’è l’insegnante di sostegno. Dov’è l’educatore, dove sono i docenti curricolari e il personale ATA, che coadiuva i prof. nella realizzazione del progetto dell’alunna. Se fossi al tuo posto, parlerei con i genitori. Ti lascio un saluto, pieno di stima. Pina.

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    • Grazie ❤️
      Oggi mi ha sorriso tanto. Le ho raccontato del post che ho scritto e che la salutate tutti.
      Solitamente ha tiene le braccia spalancate e per passare dalle porte bisogna chiudergliele. Io le chiedo sempre di aiutarmi e di chiuderle lei da sola. Lo fa. Oggi le ha chiuse in presenza di un’altra educatrice. È rimasta senza parole “ti ha ascoltata!”. Un piccolo miracolo fatto di buona volontà e fiducia. L’ha rifatto poco dopo per entrare in ascensore ed era felicissima, rideva e si dimenava dalla gioia. Io saltavo come una matta. È stato un momento bellissimo ed è solo la mia seconda settimana di lavoro.
      ❤️

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  4. Quanta presunzione c’è in giro purtroppo. Basterebbe fare come fai tu : andare incontro agli altri con umiltà. E’ una cosa meritevole di un applauso. Così si fa e detesto pensare che esistano maestre o personale medico che maltrattano invece di usare dolcezza. Auguri e complimenti per il tuo lavoro. Isabella

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