C’era una volta un ragazzo, si chiamava Stefano.

Caro Stefano,

oggi è Halloween e tutti noi siamo pronti a esorcizzare le paure mascherandoci ma mostri.

I mostri, come tu ben sai, esistono ma non sono zombie, scheletri o fantasmi ma individui con il nostro stesso aspetto. Insospettabili, quasi affidabili per il ruolo che rivestono. Qualcosa in comune con Halloween però ce l’hanno :  la zucca vuota e il cuore nero.

Immagino avranno avuto quel ghigno, quella smorfia somigliante ad un sorriso perfido, gli occhi ridotti ad una punta di spillo, carichi di odio mentre ti disprezzavano. Frustrazione. Cattiveria. Odio. I mostri hanno questo dentro, sono vili, deboli e codardi ma non restano nell’ombra, non si nascondo come topi in qualche anfratto della vita. No. I mostri salgono ai piani alti, rivestono ruoli importanti e spesso indossano uniformi o camici.Uniforme. Uniformità. Ignoranza. I mostri si sfogano su quelli che ritengono più deboli, ma vista la loro mancanza di intelletto, spesso scambiano la sensibilità per debolezza. Purtroppo il bullismo non avviene solo tra le mura scolastiche, come vogliono farci credere, l’odio verso il prossimo è presente lungo tutto il corso delle nostre vite. Questo, secondo me, è frutto di quel sistema di valori che non accoglie, tra essi, un’educazione sentimentale. Probabilmente perchè non conviene : i  cani da guardia non li addomestichiamo perchè si facciano accarezzare, li addestriamo perchè siano pronti a sbranare. Qualcuno, i mostri, li chiamerà bestie, ma io ti assicuro che gli animali, a volte, sono molto più civili di noi. Gli animali hanno delle regole istintive di convivenza mirate alla sopravvivenza. Gli uomini no. Gli uomini trovano delle scuse per riversare l’odio che hanno dentro su qualcun altro.

Carezzo con il mio cuore il tuo viso tumefatto. Ti sono vicina. Ti siamo vicini. Siamo tanti sai a non credere a quelle bugie, anche se nessuno ci ascolta e il mondo imperfetto continua ad andare avanti seguendo regole illogiche e amorali.               Ti vogliamo bene,ci siamo affezionati a te e sono sicura di parlare per molti in questo momento. E’ capitato a te ma poteva capitare a chiunque di noi, con una scusa o con un’altra. Probabilmente ricapiterà. Siamo burattini legati con fili sottili al nostro grande burattinaio, lo stato. E non ce la metto la s maiuscola a quella merda. Tu quei fili li hai tagliati, hai preso le tue scelte perchè la vita era la tua e nessuno aveva il diritto nè di giudicarti nè di  portartela via. La vita è nostra come la terra che calpestiamo, anche se vogliono farci credere che non sia così. Tutto ciò che ci circonda è finto, una convenzione dietro l’altra decise da qualcun’altro per mantenere il controllo sulle masse. Lo so, fa schifo. Ci tengono in gabbia come animali allo zoo, anche se le sbarre sono trasparenti e pochi le vedono; ma tu hai fatto il miracolo, sacrificandoti hai permesso a molti di vedere ciò di cui sto parlando. Controllo sociale. Controllo mentale. Controllo : il contrario di Libertà.

Controllo e abuso di potere. Pane quotidiano del mondo moderno.

Caro Stefano, ti hanno portato via dalla tua mamma, dal tuo papà e da tua sorella senza un reale motivo, sapendo che, nella vita vera, il bene non trionfa se hai delle buone conoscenze e la posizione giusta. Noi tutti, che non contiamo niente, abbiamo il sangue che ribolle oggi.

Oggi abbiamo perso questa battaglia, ma il genere umano ha perso il giorno in cui sei morto.

Caro Stefano per adesso ti saluto, ci rivedremo dall’altra parte e gli faremo un culo così.

Ti abbraccio forte

Sara.

Gli animali sono tutti uguali ma i maiali sono più uguali degli altri.   

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4 pensieri su “C’era una volta un ragazzo, si chiamava Stefano.

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