Il mio non-gusto nel vestirmi.

Una cosa che mi caratterizza molto è il mio non-gusto in fatto di abbigliamento.

Dire che apro l’armadio e mi vesto a caso sarebbe a dir poco riduttivo. Perché, a volte, l’armadio non lo apro proprio.

Tipo stamattina.

Sabato mattina. Mi sveglio e penso “ho finito il caffè”. Ma devo mettermi a lavorare sulla tesi, quindi del caffè ci vuole per forza. Mi trascino fuori dalle coperte, mi lavo i denti, mi pettino, mi infilo le scarpe e la giacca ed esco. Alla ricerca di un caffè. Nel frattempo porto anche fuori il cane.

A volte mi capita di addormentarmi ancor prima di aver deciso di andare a dormire, semplicemente sono di passaggio nei pressi del letto. Si sa che il letto a volte ti chiama e tu non puoi resistergli. Poi con il piumone non ne parliamo. Quindi certe mattine mi sveglio e scopro di essere già vestita, ovviamente in tenuta da casa, tuta e maglietta. Ma non quelle tute belle, nuove, con le scritte fighe. No, le mie tute, come i miei jeans e buona parte della mia roba, festeggiano il loro decimo compleanno in mia compagnia. Il mio corpo, finiti gli esami di quinta elementare, ha deciso che non voleva più crescere, né in altezza né il larghezza. Quindi, perché spendere soldi se la roba mi va sempre bene?

Credevo che questa domanda fosse ovvia per tutti, e invece no. Ogni anno l’essere umano femmina, insieme a molte sue simili, si reca in luoghi chiamati negozi e compra tutto ciò che le serve per prepararsi alla stagione successiva. Ma la roba dell’anno prima? che fine fanno tutti quei poveri indumenti sedotti e abbandonati?  Li regalano a me. C’è questo mistero per cui un sacco di gente mi regala i propri vestiti dismessi, forse credendo che a me non importi niente di ciò che indosso. Ed è vero. Non m’importa. Mi piace alzarmi la mattina e portare fuori il cane indossando una vecchia tuta, una maglia e la giacca, la faccia che sembra un Picasso ricopiato da un bambino di 5 anni e i capelli a cespuglio. Solo e soltanto in quel momento io mi sento veramente libera. Mi sento me stessa. Il look barbona è il mio look. Credevo che fosse la moda degli anni 2000 a non avermi mai abbandonata, io infatti indosso sempre i jeans a zampa, una maglia e le all star rosse, ma credo che ci sia qualcosa di più dietro. Un senso di rifiuto per un certo prototipo di donna a cui io non voglio omologarmi.

Quando esco in tuta, senza trucco e senza preoccupazioni sul mio aspetto, io divento una persona. Non sono né femmina né maschio, sono solo una persona. Mi devi parlare per sapere chi sono, se mi guardi e basta non puoi dedurre nulla, tranne che non so vestirmi come converrebbe -secondo qualcuno-  ad una donna.

Sono sempre stata così, non lo sono diventata un giorno.  Alle superiori mi presentavo ovunque in jeans e felpa e la cosa più divertente era che beccavo più io di tutte quelle tipe mezze nude. Perché gli uomini sono strani, se non vedono nulla sono ancora più curiosi.

Quando cercavo di spiegare le mie teorie, le mie amiche mi guardavano in un certo qual modo. Un paio di volte mi hanno spogliata e rivestita prima di uscire. Io le ho lasciate fare, mi sembrava di essere a “ma come ti vesti”, ma poi ho capito.

Chi non si omologa crea disagio.

Io odio quel programma “ma come ti vesti”. Ogni tanto qualcuno mi minaccia di chiamare il programma perché “non è possibile che tu ti vesta ancora così”. Ma io dico, i vestiti hanno così tanta importanza?Davvero c’è qualcuno che si arroga il diritto di dire alle persone con cosa devono coprire la propria nudità? Certo,mi direte, c’è il modo fashion e quello non fashion. Volete dirmi che credete davvero che l’abito faccia il monaco? Io non lo credo. Credo che l’essere umano abbia bisogno di categorie in cui dividere le persone, per tenere tutto sotto controllo.

Se proprio dovessi rientrare in una categoria vorrei che fosse una categoria tra La Pazza Gattara in Pigiama e il Barbone sotto al Ponte. Ecco, quella sarebbe la mia categoria esteriore. Dentro, invece, è tutta un’altra storia.

Alle donne viene implicitamente imposto un ruolo. Donna. Madre.Moglie.  o  Donna Seducente. La donna dev’essere bella, attraente, poco furba, gentile, onesta, materna, docile, sensibile, ordinata ecc… a seconda di quante caratteristiche si possiedono tra queste si decide quando si è proporzionalmente donna, madre, moglie o donna seducente, pena il senso di colpa. Per quelle donne che si sentono più mascoline hanno creato una categoria apposta, la donna maschio : capelli corti, tipo sportivo, volgare nel modo di esprimersi, poco seducente, vestita come un maschio ecc…

Probabilmente nessuna di noi si sente realmente così. Io no di certo. IO DA GRANDE VOGLIO DIVENTARE UNA PERSONA.

Ma chi si considera solo un essere umano intelligente, dove si colloca?

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28 pensieri su “Il mio non-gusto nel vestirmi.

  1. mi ci ritrovo in tutto!! specialmente sulle amiche che vorrebbero mandarmi a come mi vesti..cmq, anche se non nego che con qualche cash in più probabilmente mi vestirei meglio trovo assurdo chi spreca i suoi soldi in oggetti schifosi che però stanno di moda per qualche mese..pure io c’ho delle felpe delle medie (uno pure delle elementari ahah)..e amen, il mio senso di disagio per l’essere vestita male scompare appena penso che vabbè, magari con i soldi coi cui potevo comprarmi dei jeans nuovi ho fatto beneficenza..quindi chi si veste “bene” non ha il diritto, nessun diritto di farmi la morale.

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  2. Sei talmente bella che puoi andare in giro anche in pigiama, a parte gli scherzi io una volta ero in ritardo, mia figlia doveva prendere il treno e sono uscita senza trucco, con i capelli raccolti con una spilla, in pigiama con le babucce e il cappotto, poi sono andata al bar a far colazione, 😀 non ti dico le persone come mi guardavano!! Quindi e’ giusto il tuo pensiero, ero sempre io anche in pigiama! Ma io adoro lo shopping, quando posso, altrimenti vivo lo stesso senza!! Baci cara, passa una bella serata, ❤

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  3. Titolo della tesi: “l’abito non fa il monaco. Ma è davvero così? Studio sul pregiudizio dal ’68 al postumanesimo.”
    Con quello che ho in mente, scriverei un libro che tratti dall’epoca vittoriana di Ruskin allo zebrato cavalliano, passando per il Minculpop all’oscurantismo mal celato dell’ipocrisia del macrologo.
    Per questo mi vesto in modo austero e retrogrado. 😉

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  4. Beh, a me i vestiti piacciono, mi piace che riflettano la mia personalità, il mio umore della giornata, ma nella giusta misura dei capi che occorrono, senza spreco inutile. Comunque anche io quando avevo il cane adoravo portarlo a fare il giro in tenuta da casa, con quei pantaloni della tuta non abbinati che avevo da dieci anni, senza sistemare i capelli. Perché era un momento in cui non dovevo niente a nessun compiacimento estetico e potevo essere felicemente ordinata dentro e disordinata fuori. E ho trovato bellissima la frase finale: essere una persona, prima di pensarsi femmina o maschio, pensarsi al di fuori del gender, come semplicemente una persona.

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    • È strano pensarsi fuori dal gender, vero? Io mi sto allendando! Da quello che sto studiando per preparare la tesi, sembrerebbe che tutte le carattwristiche che vengono attribuite alle donne siano di natura culturale. Cioe, siamo diversi solo fisicamente per riprodurci, tutto il resto deriva dalla cultura, dominata dal maschio. In realtà siamo tutti uguali e tutti diversi. Almeno, cosi leggo! Ma comunque mi piace pwnsarla cosí 🙂
      Cioa, grazie per il commento!!

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  5. È sacrosanto che ognuno sia se stesso, anche nell’abbigliamento. Dissento però sul luogo comune che un certo tipo di femminilità sia uno stereotipo. Dico questo perché ci sono donne che usano l’abbigliamento come strumento per il successo e l’affermazione in piena coscienza. Personalmente gradisco essere sedotto da un certo abbigliamento purché non ci siano secondi fini.
    Detto questo fai bene vestirti come vuoi. 🙂

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  6. Penso che trovarsi a proprio agio con se stessi sia la cosa più importante. Il disagio degli altri è un problema degli altri, non può ricadere su di noi se non offendiamo nessuno ma, anzi, scegliamo di essere liberi dalle omologazioni.

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