Frustrazione

Ecco la parola esatta. 

Non poter soddisfare un desiderio o impulso.

E io ho questo strano desiderio di voler lavorare!

Un forte impulso a voler fare.

Ti sbatti una vita.

Lavori e studi. 

Ti mantieni. 

Molli gli studi perché lavori 42 ore la settimana, in piedi, a vendere profumi e fare cassa e non ce la puoi fare a studiare.

Ti penti.

Molli quel lavoro da 1000 euro perché il tuo sogno è un altro. E anche perché ti fanno mobbing. 

Trovi lavoro per un mese in un Anffas, lavoro che svolgi con passione, sperando che ti assumano. Assumono un’altra.

Riprendi gli studi, finisci gli esami barcamenandosi tra tre lavori trovati per caso e per culo.

Sputi sangue sulla tesi, mentre all’ora di pranzo corri ad imboccare una ragazza tetraplegica, al pomeriggio vendi vestiti e la sera lavori al computer per una casa editrice locale.

Nell’arco di pochi mesi il negozio chiude per crisi, la casa editrice pure e resti solo con il lavoro in cooperativa. Per la quale avevi già lavorato ai centri estivi, prima della profumeria, e che non ti aveva riassunto per l’inverno perché senza titolo di studio.

Stringi i denti. Prendi solo 200€. 

Centellini tutti i soldi che hai preso dalla liquidazione per 8 lunghi mesi, nei quali non trovi altri lavori. 

Perché non hai la laurea.

Arriva l’estate. 

Dai, d’estate si sa che si lavora di più.

Contratto da 20 ore.

Dai, meglio che niente.

Non ho la laurea.

Settembre.

“Senza laurea non ci sono altri lavori, a parte quello che hai già.” Cioè la ragazza tetraplegica, ma solo due giorni a settimana quest’anno.

Ti laurei in fretta e furia.

Aspetti altri lavori.

Assumono una persona nuova, laureata in tutt’altra cosa e senza esperienza nel campo, ma simpaticissima e con una dote innata per questo lavoro.

Vi affidano un progetto insieme. 

A te solo quello. 

A lei quello e altri tre.

Per le sue doti artistiche. 

Che a te mancano. 

Quindi anche quest’anno 200€ al mese. 

Anche se ti sei laureata.

E sì che hai quasi 30 anni e forse ci hai messo un po’ troppo, ma nel frattempo hai fatto esperienza per riempire 5 pagine di curriculum, mica sei stata a girarti i pollici. 

Inoltre sei uscita da casa di mamma e papà a 21 anni, l’impegno per non essere una bambocciona c’è stato tutto.

Ma non basta mai.

Passano i mesi e nulla cambia. Anzi, qualcosa cambia : prima chiamavano te per le sostituzioni, ora chiamano lei.

Così passi i mesi a casa, a non far nulla. Despressa. 

Porti i cv e ti chiama un’altra cooperativa per dirti che ti assumono per una sostituzione per poi richiamati dopo 5 minuti per disdire, perché il comune non ha concesso i fondi. Informarsi prima di illudere la gente?

Prima almeno avevi da studiare, ora nemmeno quello. 

Vaghi online, digitando “come fare soldi”, leggendo articoli assurdi o prendendo seriamente in considerazione l’idea di scrivere un libro e venderlo.  

O di fare cose manuali e venderle su Etsy, cose così.

Hai 30 anni e cerchi un posto, ma un posto per te non c’è. 

Un giorno ti chiamano per un nuovo progetto e ti dicono “si, sarebbe 2 giorni a settimana, ma ti mettiamo solo in uno dei due così nell’altro ci va Luca. Sai, è laureato ed è maschio.”

No comment.

L’altra collega ovviamente copre entrambi i giorni.

Chiedi a tutti se conoscono qualcuno per fare babysitting o ripetizioni, senza esiti.

Arriva giugno e il verdetto della cooperativa per i lavori estivi e dai, speri che ti ripagheranno in qualche modo, magari con più ore nel contratto. 

Vai alla riunione e realizzi che ad essere laureati nel corso di laurea giusto siete in 3 su 20 e che lo scemo del villaggio ad avere il contrattino da fame anche d’estate sei tu. 

Da 10 ore a 20, c’è da rallegrarsi?

Inoltre scordati il lavoro di equipe o di progettazione, anche se ti piacerebbe per una volta partecipare anche tu.

Poter vedere sul campo ciò che hai studiato….figuriamoci.

Così, mentre sei alla riunione , ti rendi conto che, invece, la collega solita avrà il contratto a tempo pieno. 

Lei si, tu no. 

Non si sa perché, prendi la parola e inizi a esporre tutte le tue perplessità, che però ti smuovono dentro, e senti la voce diventare tremolante, il mento accartocciarsi e gli occhi riempirsi di lacrime. 

Davanti a tutti. 

Vorresti esporre le tue idee in maniera chiara ma non ci riesci. 

La replica del capo è che si vada per anzianità.

 Ignorando di aver assunto il figlio 18enne di una, oltre che la solita collega.

 Per cui ti resti zitta, mentre gli altri cambiano argomento. Asciugandoti le lacrime e aspettando di poter andare via. 

Ti chiedi se abbiano capito, che la tua è voglia di fare, di imparare, di fare esperienza ma anche bisogno, necessità di lavorare. 

Torni a casa e poco dopo la tua collega ti scrive, e la cosa tragicomica è che avendo passato l’intero anno insieme siete diventate pure amiche e sai che lei ha bisogno di lavorare quanto te, e che è brava, nonostante non abbia ancora le competenze o non abbia la laurea e lei sa benissimo quanto soffri per la situazione, non potendone nulla.

 Ti piace come persona e sei felice di averla incontrata, nonostante tutto. 

Quindi sei confusa.

Un altro pomeriggio a non fare nulla. 

E piove pure.

Allora riapri il blog e provi a condividere le tue emozioni.

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5 pensieri su “Frustrazione

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